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Il corteo dei Magi a Milano - ancients italians costumes

I tre re e la processione della stella
Innumerevoli le interpretazioni sulle vicende dei tre misteriosi personaggi: del Vangelo in poi è un fiorire di versioni diverse
Matteo, nel 50 d.c., scrive: «Nato Gesù in Betlemme di Giudea al tempo del re Erode ecco che i magi venuti dall'Oriente giunsero a Gerusalemme: 'Dov'è il re dei giudei che è nato? Poiché abbiamo veduto la sua stella in Oriente, e siamo venuti ad adorarlo' […] I magi, udito il re, se ne partirono: ed ecco la stella, che avevano veduto in Oriente, andar loro innanzi, finché venne a fermarsi sopra il luogo dove era il Bambino. Vedendo la stella provarono una grandissima gioia. Ed entrati nella casa, videro il Bambino con Maria Sua Madre, e prostratisi Lo adorarono; aperti poi i loro scrigni, gli offrirono in dono oro, incenso e mirra».
Nel testo greco, Matteo usa la parola màgos che, in senso generico, designa chi detiene una scienza e pratica tecniche di tipo sovrannaturale; con ogni probabilità si riferisce ad astrologi babilonesi interessati alle attese messianiche degli Ebrei.
Tutto quello che si dice dei Magi nei Vangeli è che vengono dall'Oriente seguendo una stella e adorano il Bambino presentandogli oro, incenso e mirra; ciò che sappiamo oggi si deve a una letteratura successiva. Nel Protovangelo (detto anche Pseudo-Matteo), attribuito a Giacomo il Minore, fratello di Gesù, viene specificato il luogo di nascita del Signore, che è una grotta, il fatto che la stella si fermò sopra di essa e come i Magi siano arrivati due anni dopo la nascita di Cristo. Soprattutto fissa il numero dei Magi a tre.
In altri testi apocrifi leggiamo ulteriori descrizioni: vesti ampie, pelle scura, berretti di tipo frigio (appuntiti), calzoni all'iranica; giungono nella grotta 13 giorni dopo la nascita del Signore, sono principi, figli dei re di Persia, partono dalla Persia al canto del gallo e, mirabilmente, arrivano a Gerusalemme sui dromedari al tramonto. In cambio dei doni ricevono una delle fasce usate per accudire Gesù (in versioni più tarde ricevono una pietra o un pane).
Il vangelo armeno ci dice i loro nomi: Melkon, Gaspar, Balthasar. Diventano sovrani di lontani popoli orientali lungo la via delle preziose merci che portano al Bambino.
Il numero dei magi è simbolico: alcuni parlano di 12 (come gli apostoli, le costellazioni, i mesi). Tre rappresenta la trinità divina o forse l'umanità vista nelle tre stirpi discendenti dai figli di Noè. I Magi possono anche rappresentare i tre continenti (torna il senso di tutta l'umanità che va ad adorare il Signore) Asia, Africa, Europa (alcune leggende parlano di un quarto magio raffigurato in costume indio a rappresentare il nuovo mondo, che reca al Bambino una scatola in legno che contiene semi di cacao), i tre momenti dell'esistenza (giovinezza, maturità, vecchiaia), tre scansioni temporali (passato, presente, futuro), tre stati della società (magico-sacerdotale rappresentato dall'incenso, regale-cavalleresco rappresentato dall'oro e economico-produttivo dalla mirra). Anche i nomi cambiano a seconda dei testi: Bithisarea, Melchior, Gathaspa o Melcisar, Belcisar, Hiespar o Appelus, Amerus, Damasius o Galgalath, Malgalath, Sarachim.
Agnello, nel «Liber Pontificalis Ecclesiae Ravennatis» dà informazioni che sarebbero diventate parte della tradizione: Gaspare offre l'oro e indossa un abito violetto-blu simbolo dello stato coniugale, Baldassarre offre l'incenso in abito giallo simbolo di verginità, Melchiorre la mirra in abito screziato simbolo di penitenza. In altri testi scopriamo che Melchiorre era vecchio e canuto con barba e capelli lunghi, Gaspare giovane e imberbe, Baldassarre di età virile e scuro di pelle.
I doni sono fortemente simbolici: mirra perché Gesù deve morire per il genere umano, oro perché è re di un regno senza fine, incenso perché è Dio.
La stella non era una cometa all'inizio anche perché in senso astrologico, indica cambiamenti negativi; è Giotto per primo a rappresentarla così nel 1305 - 1310 memore del passaggio della cometa di Halley di qualche anno prima. Tralasciando le interpretazioni simboliche si trattava forse di una Supernova o di una congiunzione planetaria molto particolare.
Tutto il corpo delle leggende e dei testi apocrifi viene fuso e reso coerente in due testi a cavallo tra Duecento e Trecento: la «Legenda Aurea» di Iacopo di Varazze e la «Historia Trium Regum» di Guglielmo di Hildesheim.
I magi sono protettori dei viaggiatori e dei pellegrini.
Ogni anno, il 6 gennaio, in tarda mattinata, a Milano, da piazza del Duomo, i tre Magi partono alla volta di Sant'Eustorgio, chiesa che fino al 1164 ospitava le loro spoglie mortali, seguiti dal loro corteo. La banda, i pastori, le dame in costume, i ragazzi a cavallo seguono i tre Re lungo via Torino e poi in corso di Porta Ticinese fino alla basilica di San Lorenzo. Qui, dopo la benedizione del parroco, riprendono la processione, accompagnati anche da Erode e la sua schiera di soldati. La sfilata prosegue fino a Sant'Eustorgio dove i Magi, attraversando le ali del corteo, arrivano a portare i loro doni alla capanna di Giuseppe e Maria, allestita sopra un palco. Come di consueto, il Cardinale, al termine della rappresentazione dell'Adorazione, dopo la benedizione ai Magi, tiene un discorso sull'anno appena finito e sui propositi futuri.
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pastori
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Gaspare
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Baldassarre
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Erode
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Melchiorre
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