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Strada delle 52 gallerie al Pasubio (Vicenza)

Opera straordinaria di ingegneria militare che conduce dalla Bocchetta Campiglia alle 'Porte del Pasubio' (m.1935)(rifugio gen. Achille Papa) e che consentiva l'approvigionamento delle truppe arroccate sul Pasubio con un arditissimo percorso al riparo dalle azioni nemiche.


La "strada storica militare delle 52 gallerie" si percorre facilmente in ore 2,30/3,30 partendo dal Passo di Xomo o raggiungendo (da quest'ultimo) la Bocchetta Campiglia (vasto parcheggio, ma sempre molto affollato).
Il dislivello è di circa 750 metri e si percorrono gallerie molto ardite, anche con curve e biforcazioni, ed è indispensabile una affidabile torcia elettrica.
Non vi sono particolari difficoltà o pericoli, bisogna però prestare attenzione a non sporgersi oltre l'arditissima stradina e a non inoltrarsi in gallerie secondarie, spesso semicrollate o pericolose. Il fondo del sentiero è sempre buono, ma specie nelle gallerie alcuni tratti sono scivolosi causa il continuo stillicidio d'acqua.

La mulattiera inizia a Bocchetta Campiglia (1216 m.), che si raggiunge dal passo Xomo seguendo la parte iniziale della strada degli Scarubbi (1,5 km). Il tracciato si innalza lungo le pendici della Bella Laita, attraverso 3 tornanti sostenuti da poderosi muri a secco, che portano al monumentale ingresso della 1ª galleria, dedicata a suo tempo al capitano Ing. Zappa (capitano del V reggimento Genio che progettò l'opera). Sul frontone, in alto, la data di costruzione in numeri romani (MCMXVII, 1917) e immediatamente sotto un'iscrizione in latino che reca il detto "Ex arduis perpetuum nomen", che significa "da ardue imprese (proviene) fama eterna". Sotto, sono riportati in sequenza: lo stemma del V reggimento genio, il nominativo della 33ª compagnia Minatori, esecutrice dell'opera e il numero delle centurie di lavoratori che presero parte ai lavori (centurie 349-523-621-630-765-776)
Anni fa, all'entrata e all'uscita di ogni galleria sono state poste delle lapidi marmoree che recano incise il numero progressivo, la lunghezza in metri lineari e la dedica, cioè il nome dato allora ad ogni galleria dal Capitano Corrado Picone, comandante della 33ª compagnia Minatori.
All'uscita della prima galleria il tracciato descrive un semicerchio intorno a un canalone ed entra nella 2ª galleria, intitolata al generale D'Havet. Assai vasta e luminosa, essa presenta sulla destra un ramo laterale che portava ad una postazione d'artiglieria.
Di nuovo all'aperto, si percorre un tratto a mezza costa: si incontra un'altra galleria che fuoriesce in un solco: la strada prosegue verso Ovest per 60 metri circa, sostenuta a valle e protetta monte da muraglioni di cemento, e al termine di questo tratto, riconverge bruscamente a Est, descrive 3 brevi tornanti e, dopo una serie di gallerie conduce a alla 8ª, che presenta delle diramazioni per varie postazioni di artiglieria con azione di tiro sulla val Posina, M. Majo al M. Cimone d'Arsiero. All'uscita dell'11a galleria, si sbuca nel punto dove in guerra giungeva il primo tronco della teleferica a mano (campo I).
Proseguendo si giunge alla 14ª galleria al cui interno si passa su un ponticello in cemento che permette di superare un canalone e che è protetto dalle cadute di sassi da una volta in muratura.
Il tracciato sale a mezza costa con forte pendenza, e dopo alcuni tornanti, arriva alla 18ª galleria, all'uscita della quale si notano a livello strada 5 pozzi in cemento, normalmente colmi d'acqua, che affondano nella roccia rivelando la presenza di scalini in ferro: si tratta di "fornelli da mina". Durante la guerra erano riempiti di cariche esplosive per poter interrompere il tratto stradale in caso di sfondamento del fronte pasubiano da parte austriaca che aveva artiglierie postate dalla destra della Val Lèogra.
Si entra quindi nella 19ª galleria, la più lunga di tutto il tracciato (circa 320 m): dedicata a suo tempo al Re d'Italia, essa si innalza con 4 spirali irregolari lungo le viscere della montagna. La successiva è forse la più spettacolare, intitolata al generale Cadorna: lunga un centinaio di metri, supera un consistente dislivello inerpicandosi a tripla spirale all'interno di un picco conico, sbucando presso la sommità.
Ora la strada descrive un'ampia curva prima di entrare nella breve 21ª galleria, oltre la quale si esce sul gran solco della Val Camossara. Si prosegue attraversando altre brevi gallerie, per raggiungere la 27ª, dedicata al cap. Picone. Da questo punto è possibile ammirare una superba prospettiva del M. Forni Alti e la suggestiva visione del gigantesco torrione alla cui base sbuca la citata galleria.
La strada sale poi linearmente, tagliando la scoscesa parete orientale di M. Forni Alti. Superata la 30ª galleria si entra nell'enorme svasatura che separa la Bella Laita dal monte Forni Alti; da qui si può vedere in alto la strada, intagliata nella roccia, che, dopo aver superata la testata della Val Camossara, converge e supera la valle dal lato opposto. Con pendenza regolare e non troppo accentuata si percorre il fianco meridionale della valle; usciti dalla 31ª galleria si è colpiti dal grandioso muraglione che sostiene la strada. Alla fine del muro, accanto ad una caverna ricovero, si nota una lapide della 168ª compagnia Zappatori e una scaletta in ferro che permette di salire sul muraglione per poter raggiungere la forcella Camossara (1875 m.). La strada prosegue incidendo la parete sud-est di monte Forni Alti fino a superare completamente la Val Camossara, quindi volge decisamente ad ovest mantenendosi pressochè pianeggiante. Fra la 32ª e la 34ª galleria si concludono sulla strada, segnalati da lapidi marmoree i vai del Pino, del Motto e del Ponte.
All'uscita della 37ª galleria si può vedere il tracciato che, in leggera discesa, taglia la testata di Val Fontana d'Oro, poco sotto l'omonimo passo. Dalla strada, in pochissimo tempo, a destra, si può raggiungere la fontanella (Fontana d'Oro) da cui sgorga un esilissimo filo d'acqua; sul fondovalle domina il torrione del Campanile di Fontana d'Oro.
A questo punto una grande frana costringe a deviare dal percorso per aggirare la parete da cui si è staccata.
Ritornati sulla strada si continua a salire verso il Cimon del Soglio Rosso; dopo la 48ª galleria, a sinistra, si stacca la mulattiera bassa, ora ridotta a poco più di una traccia, che si collega a quella proveniente dal passo di Fontana d'Oro che conduce al Soglio Rosso e successivamente sbocca nella Val Canale, poco sotto il rifugio "Papa". Poco dopo, a destra, un piccolo sentiero conduce alle piazzole di artiglieria sul Cimon del Soglio Rosso dove durante la guerra erano appostati due pezzi di artiglieria da 149G.
Il tracciato, toccato il punto più alto a circa 2000 metri, percorre ora la suggestiva parte finale, con la strada letteralmente intagliata in una cengia nella roccia strapiombante, appesa sui paurosi burroni della Val Canale. Sono innumerevoli e ben visibili all'intorno le tracce di sentieri e di ricoveri: si nota come questo pur precario spazio sia stato sfruttato in ogni sua piega, per sistemarvi baraccamenti per le truppe a riposo, servizi e artiglierie anche di medio calibro.
Superate la 49ª e la 50ª galleria, la costruzione delle quali è posteriore a quella delle altre gallerie come testimonia il tracciato delle strada che le avvolge all'esterno, si perviene alle ultime due gallerie che sono a spirale, con alcuni finestroni per l'illuminazione. Si percorrono in discesa e, superato il cancelletto di protezione, si sbocca su una piazzola protetta da una ringhiera metallica, proprio di fronte al rifugio "Papa", alle Porte del Pasubio.
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